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Risultati della ricerca

18   feb
Archiviato in (Tom e Jerry #1) da Ludus il 18-02-2008

Un cartone del 1931, in bianco e nero, con i primi personaggi a cartoni chiamati Tom e Jerry, in nessuna relazione con i ben più conosciuti omonimi. E’ una notte di pioggia torrenziale e i due amici finiscono in una casa piena di fantasmi…

Informazioni sul cartone animato di Tom e Jerry

  • Titolo originale: Wot A Night
  • Studio di animazione: Van Beuren Studios
  • Distribuito da: RKO Radio Pictures
  • Personaggi: Tom, Jerry
  • Diretto da John Foster, George Stallings
  • Prodotto da Amadee J. Van Beuren
  • Pubblicato inizialmente l’1 agosto 1931
  • Pubblicato inizialmente per il cinema
  • Durata: 7:52 minuti
  • Bianco e nero
  • U.S.A.

“Information courtesy of The Big Cartoon DataBase. Used with permission.”



13   feb
Archiviato in () da Ludus il 13-02-2008

La Pantera RosaIsadore “Friz” Freleng ha speso gran parte della sua carriera come direttore di corti animati della Warner Bros., dove era responsabile di personaggi come Speedy Gonzales, Tweety & Sylvester e Yosemite Sam. Questo finì nel 1963, quando la Warner chiuse il suo studio di animazione. Così egli e il suo nuovo collega, David DePatie, affittarono l’edificio che aveva ospitato il Warner studio e si misero in affari per conto proprio.

Uno dei primi lavori del nuovo studio fu l’inizio animato del film di Blake Edwards, The Pink Panther (La Pantera Rosa). Freelang e il suo disegnatore di vecchia data Hawley Pratt disegnarono un personaggio adatto al titolo e lo animarono sulle note del tema di Henry Mancini. Come il film risultò buono, così l’animazione ebbe un impatto ancor più duraturo.

Fu così buona l’approvazione del pubblico che la United Artists, che pubblicò il film, incaricò il duo DePatie-Freleng di produrre una serie di cartoni animati per il cinema basati sul personaggio. Il primo di questi, Pink Phink, che uscì il 18 dicembre 1964, vinse un Academy Award e un altro, The Pink Blueprint, fu nominato nel 1966. Freelang diresse da sé le prime uscite- che ammontano a quasi 100 cartoni, gli ultimi usciti nel 1981- ma le successive furono dirette da Pratt, Gerry Chiniquy e Art Davis, che avevano tutti lavorato per Freelang alla Warner.

La Pantera Rosa fece il suo ingresso in televisione nel 1969. Ognuno degli episodi del The Pink Panther Show comprendeva due cartoni animati prodotti per il cinema e uno preso dalla seconda serie di DePatie-Freleng, The Inspector (basato sul personaggio di Peter Sellers dal film Pink Panther). Questa era soltanto una delle molte soluzioni della TV, alcune delle quali usavano corti della Pantera Rosa fatti per la TV. Il Nuovo Pink Panther Show sostituì The Inspector con un’altra serie di DePatie-Freleng, The Ant And The Aardvark. The Pink Panther Laff And A Half Hour aveva in programma tutti questi, più intervalli dedicati a Texas Toads e Misterjaw. Think Pink Panther fu programmato nel 1977-78 e The All-New Pink Panther Show, che fu proiettato per la prima volta nel 1978, rinunciò a tutto tranne alla stessa Pantera, ed aggiunse un nuovo intervallo basato su un protagonista minore, Crazylegs Crane.

Ci fu anche un albo a fumetti della Pantera Rosa, non meno di 87 uscite del quale furono pubblicate da Gold Key fra il 1971 e l’84. Molti albi furono realizzati da Warren Tufts, famoso fra gli appassionati di fumetti per le strisce Lance and Casey Ruggles. La Harvey Comics autorizzò il personaggio fra il 1993 e il ’94 e ristampò molte delle opere di Tufts.

E ci furono poi porta-pranzo e magliette e pigiama della Pantera Rosa, ed altri accessori autorizzati, non solo in America ma dovunque. Dal momento che i cartoni animati furono realizzati in mimica col sottofondo musicale ormai familiare di Mancini “Pink Panther“, non fu necessaria alcuna traduzione per farli diventare popolari in tutto il mondo così come nel loro paese di origine.

Risorse sulla Pantera Rosa



13   feb
Archiviato in () da Ludus il 13-02-2008

Felix The CatFelix The Cat fu la prima superstar dell’animazione, eclissando Farmer Alfalfa, Bobby Bumps, Col. Heeza Liar ed altri personaggi dei cartoni degli anni precedenti. Dal momento in cui Felix apparì per la prima volta, in Feline Follies (1919), fu un successo, anche se ancora non gli era stato dato un nome. In quel film e nel successivo, Musical Mews, era chiamato “Master Tom“. E’ soltanto nel terzo film, Adventures of Felix (1919), che ricevette il suo nome e la sua lunga, lunga carriera era ormai cominciata.

Pat Sullivan, proprietario dello studio di animazione, era il genio guida di Felix- ma in realtà i cartoni erano il lavoro di un giovane animatore, Otto Messmer, che realizzò l’intero esordio di quattro minuti da solo, lavorando a casa. Il successo di Felix era il diretto risultato della grande abilità di Messmer di creare scene spettacolari ed esprimere la personalità del personaggio attraverso il suo modo di muoversi. Furono realizzate dozzine di cartoni muti di Felix, con una sofisticazione sempre maggiore.

Quando arrivarono i cartoni parlati, Felix fu oscurato da Mickey Mouse della Disney, che aveva fatto un recente e riuscito passaggio al sonoro. L’ultimo cartone animato muto di Felix fu appropriatamente intitolato The Last Life (1928). Il Sullivan Studio, che non adottò mai la nuova tecnologia, andò in declino. Quando Sullivan morì, nel 1933, lo studio chiuse i battenti. Messmer abbandonò l’animazione per concentrarsi sulle strisce a fumetti di Felix, che aveva cominciato nel 1923 e che portò avanti fino al 1966.

Felix vide un breve ritorno nell’animazione nel 1936, quando il Van Beuren Studio (Tom & Jerry, non i più conosciuti Tom & Jerry) acquistò i diritti del personaggio. Ma l’incantesimo degli anni di Messmer non fu ripreso e la serie terminò dopo soli tre cartoni animati.

Nel 1960 Felix fu rimesso in scena ancora una volta, in TV, dal produttore Joe Oriolo. Oriolo, fra i cui meriti vanno citati Casper the Friendly Ghost e The Mighty Hercules, aveva lavorato come assistente di Messmer negli anni 50 e gli era subentrato nella striscia a fumetti nel 1954. E’ questa serie che introdusse l’ormai famosa “borsa dei trucchi” di Felix, così come il codardo Professore che la desiderava. Il doppiatore Jack Mercer, che fu ben conosciuto in Popeye the Sailor, ha doppiato la maggior parte dei cartoni di questa serie.

Nel frattempo i fumetti di Messmer, inizialmente come striscia per quotidiani distribuita dal King Features Syndicate e poi, nel 1943, come albo a fumetti pubblicato regolarmente, mostrarono la sua immaginazione visiva e la solida abilità nel creare grandi effetti, cosa che fece apprezzare molto dai collezionisti le sue pubblicazioni. L’albo a fumetti, che fu pubblicato per la prima volta da Dell Comics, poi da Toby Press, ed infine da Harvey Comics, terminò nel 1961. La Dell cominciò una nuova serie l’anno dopo, che durò solamente 12 uscite. La Gladstone Comics pubblicò nel 1991 un grosso album, ristampando i fumetti di Messmer; e la Fantagraphics fece un altro album nel 1996, ristampando le strisce a fumetti a partire dal 1920. Dal 1991-93 la Harvey Comics ha ristampato alcune delle storie di Messmer in formato albo, ma con una stampa molto scadente. Più tardi, negli anni 90, la famiglia Oriolo ne pubblicò di nuovi, non ristampati, con una produzione di maggior valore.

Negli anni recenti Felix è tornato occasionalmente nei cartoni o nei fumetti, talvolta, abbastanza inaspettatamente, come co-protagonista assieme a Betty Boop. Il più recente ritorno fu una serie animata per la domenica mattina, uscita negli anni 1995-97.

A differenza dei suoi contemporanei, Felix è ancora una star, nonostante sia un pioniere dell’animazione.

Risorse su Felix The Cat



13   feb
Archiviato in () da Ludus il 13-02-2008

Mr MagooLa United Productions of America- UPA- era uno studio di animazione formatosi a metà degli anni 40 da un gruppo di giovani animatori anticonformisti, determinati a creare la vera arte nell’animazione. Dopo aver eccelso nella produzione di stampo politico e commerciale, lo studio passò ai cartoni del cinema quando, nel 1948, la Columbia Pictures decise di chiudere il proprio studio interno di animazione e ingaggiare una ditta alle prime armi. Le prime due pubblicazioni col nuovo contratto usarono The Fox & The Crow, una serie di produzione della Columbia. La terza, Ragtime Bear, che esordì nei cinema l’8 settembre 1949, introdusse il miope Mr. Magoo.

Nessuno sa chi creò realmente Quincy Magoo. Millard Kaufman scrisse la sceneggiatura per quella prima uscita. Il direttore John Hubley ha dato sicuramente un gran contributo. Ma quando la maggior parte della gente pensa al personaggio, l’unico elemento che sta in piedi più degli altri è la voce dell’attore Jim Backus (meglio conosciuto come il milionario Thurston Howell nella sit-com degli anni 60 Gilligan’s Island, e come doppiatore nelle versioni animate, New Adventures of Gilligan e Gilligan’s Planet).

L’incapacità di Magoo di distinguere fra suo nipote che indossa un cappotto di procione ed un orso selvatico, combinata col suo testardo rifiuto di considerare che la sua vista si sia indebolita, riscosse un gran consenso nel pubblico. Anche se Hubley non aveva considerato inizialmente il personaggio come una serie, diresse un altro corto di Magoo, Trouble Indemnity, soltanto sei mesi più tardi.

Entro un paio di anni, Magoo fu il protagonista di metà della produzione di cartoni animati della UPA. Quattro cartoni di Magoo furono nominati all’Oscar e due di essi, When Magoo Flew (1954) e Mr. Magoo’s Puddle Jumper (1956), lo vinsero. Magoo fu il protagonista del primo lungo metraggio di cartoni della UPA, 1001 Arabian Nights, che uscì nel 1958.

Magoo divenne un personaggio a fumetti nel 1952. Nel decennio successivo apparì in oltre una dozzina di produzioni della Dell Comics, molte delle quali condivise con Gerald McBoing-Boing.

Ma l’era dei cartoni animati per il cinema stava terminando. Lo studio non riuscì a continuare a pubblicarli dopo il 1959. Il suo ultimo cartone, Terror Faces Magoo, fu proprio un cartone di Magoo. Ma il personaggio aveva ormai riscosso l’approvazione del pubblico. Era il momento giusto per introdurlo in un altro mezzo di comunicazione, in cui l’animazione aveva cominciato a prosperare: la televisione.

Sfortunatamente la creatività della UPA sembra diminuire nel passaggio al piccolo schermo. Durante i due anni di produzione televisiva del cartone di Magoo (1960-62) lo studio sfornò circa il triplo di cartoni animati prodotti per il cinema in dieci anni. Nello stesso periodo stavano producendo i cartoni di Dick Tracy allo stesso ritmo. Non meravigliò il fatto che entambe le serie soffrirono della produzione di massa.

Lo studio migliorò alla fine dei suoi giorni, quando fecero interpretare a Magoo la parte di Ebeneezer Scrooge nel cartone Magoo’s Christmas Carol, uno speciale di prima serata di un’ora. Prendendo spunto da quel successo e dall’aspetto del personaggio nel 1958, lo studio lo inserì in una varietà di ruoli letterari in The Famous Adventures of Mr. Magoo, una serie di mezz’ora che fu pubblicata in televisione nella stagione 1964-65.

La terza e, ormai lontana, ultima apparizione di Magoo in televisione venne nel 1977, quando lo studio DePatie-Freleng (meglio conosciuto per la Pantera Rosa) mandò in onda il personaggio con una serie mattutina domenicale di mezz’ora. In questa produzione Magoo fu affiancato da una cane cieco chiamato McBarker. Il programma era divertente come la maggior parte della sua produzione e non fu rinnovato dopo i suoi primi 16 episodi.

Per decenni il personaggio restò inattivo. Poi venne la moda degli anni 90 di trasporre in film i personaggi dei cartoni. La Disney ebbe successo col film George of the Jungle interpretato da Leslie Nielsen nella parte di Magoo, la cui prima uscì il giorno di Natale del 1997. Ebbe un breve successo, ma soltanto Jim Backus (che morì nel 1989) ha mai efficacemente ritratto Magoo.

Il film della Disney suscitò la protesta degli avvocati degli ipovedenti, che sostennero fortemente di non esserci nulla di divertente nella cecità. Hanno ovviamente ragione, ma non è la cecità che rende Magoo divertente, ma il fatto che egli si rifiuta ostinatamente di ammettere o compensare la sua disabilità.

Risorse su Mr. Magoo



12   feb
Archiviato in () da Ludus il 12-02-2008

Braccio di FerroIl vignettista Elzie Segar disegnava le avventure di Castor Oyl e del suo amico Ham Gravy, nella striscia della King Features Thimble Theatre, a partire dal 1919. Dieci anni più tardi, Castor e Ham si imbarcarono in un’avventura che avrebbe dovuto portarli all’estero, così il 17 gennaio 1929 si recarono al porto per provvedere al trasporto.

Ehi! Sei un marinaio?” Così Castor si rivolse ad un uomo vestito da marinaio, con un occhio solo e un’ancora tatuata sul braccio.

Certo, pensi che sia un cowboy?” rispose Braccio di Ferro, che da quel momento divenne parte integrante del Thimble Theatre. Nell’arco di un anno Ham uscì dalla striscia e Braccio di Ferro lo sostituì come l’innamorato della sorella di Castor, Olivia. Wimpy fu aggiunto al cast nel 1932 e Swee’pea nel 1936.

Braccio di Ferro fece la sua prima apparizione animata nel cartone Betty Boop Meets Popeye the Sailor del 1933, uno dei molti cartoni di Flesicher in cui le star dei cartoni incontravano personaggi dei fumetti, nella speranza che alcuni diventassero così popolari da meritare una serie a cartoni tutta per loro. Questo non accadde con Henry o con The Little King, ma con Braccio di Ferro. Lo stesso anno vide la luce I Yam What I Yam, la prima di una lunga serie di cartoni animati in cui Braccio di Ferro riscosse successo.

Il Fleischer Studio fu acquistato dalla Paramount Pictures nel 1942 e rinominato Famous Studios. Anche se non raggiunse mai il livello di qualità del Fleischer, il Famous continuò la serie di Braccio di Ferro fino al 1957. In quell’anno l’intero pacchetto di 228 cartoni animati cominciò ad apparire in televisione.

Durante gli anni 60 molti cartoni animati di Braccio di Ferro furono realizzati per la televisione. Furono prodotti in serie in molti studi di animazione, in tutto il mondo, e variavano in qualità. Molti ammiratori pensarono che questa produzione avesse fatto scendere il livello di qualità e reputarono che i cartoni originali del Fleischer fossero i migliori.

In tutto questo tempo Braccio di Ferro ha continuato ad essere protagonista della striscia Thimble Theater, intitolata Popeye in molti quotidiani. Segar morì di leucemia nel 1938 e la striscia fu portata avanti da Charles H. “Doc” Winner e poi dagli assistenti di Segar, Bela Zaboly e Forrest “Bud” Sagendorf. Sagendorf prese il totale controllo della striscia nel 1958 e continuò a lavorarci per decenni. Dagli anni 40 agli anni 60 Sagendorf scrisse e disegnò anche una serie di albi a fumetti, oggi molto apprezzati dai collezionisti. Fece anche una serie su un inventore pazzo, O.G. Wotasnozzle, preso dalla tavola domenicale del Thimble Theater. Sotto altri artisti, l’albo a fumetti (pubblicato per primo da Dell Comics, poi da Gold Key, King e Charlton) continuò fino al 1984. Sagendorf morì nel 1994.

Braccio di Ferro apparve in un francobollo degli Stati Uniti nel 1995, ma non fu un evento speciale, anche altri personaggi a fumetti vi apparvero, come Flash Gordon, Terry e i Pirati, Brenda Starr ed altri. Ma fra tutti i personaggi dei fumetti e dei cartoni, soltanto Braccio di Ferro è stato il soggetto non di una ma di due statue, una a Chester, Illinois (la città di Segar) e l’altra a Crystal City, Texas (che si definì la capitale mondiale degli spinaci).

Fra la fine degli anni 80 e l’inizio dei 90 la striscia Thimble Theatre/Braccio di Ferro fu scritta e disegnata da Bobby London, che nei suoi primi giorni, definiti “underground”, creò Merton of the Movement and Dirty Duck, che trovò spazio nel National Lampoon e continua ora in Playboy. A causa di una forte sequenza in una storia, una bambola che usò come metafora sull’aborto, l’agenzia di stampa lo licenziò, non gradendo l’approccio di London alla striscia, sebbene i lettori non avessero obiettato nulla.

Oggi viene ristampata la striscia giornaliera col materiale di Sagendorf, mentre la tavola domenicale è opera di Hy Esiman, a cui si deve la creazione di Little Iodine.

Risorse su Braccio di Ferro